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Comunicato stampa AlpaaPesca del 14 marzo 2017

Ordine del Giorno del Comitato Direttivo Nazionale, approvato all’unanimità SEMPRE PIU' ACUTO IL MALESSERE DEL MONDO DELLA PESCA

Pur apprezzando gli sforzi che provengono da più parti per consentire al settore della pesca di riprendere un suo percorso di sviluppo, permangono forti incertezze e quotidiani disagi che intralciano l’attività, in particolare, della piccola pesca.

Le scelte politiche sin qui adottate negli ultimi quindici anni non hanno risparmiato nulla a un settore che, invece di essere orientato su una prospettiva di crescita, attraendo l’interesse dei giovani, è trascinato in un lento ed inesorabile declino.

Limiti, restrizioni e vincoli dettati dalle norme europee – a volte mal gestiti – hanno letteralmente “decimato” intere marinerie, a partire dal bando delle derivanti della cui applicazione si stenta a capire la ratio e, soprattutto, quali benefici effetti abbia prodotto sugli stock ittici; per finire con il divieto assoluto, senza regolamentazione, della pesca al novellame di sarda che, inutile dirlo, non ha portato ad un aumento dello stock.

Nuovi disagi si sono aggiunti con l’applicazione di ulteriori regolamenti CEE sui controlli che prevedono la licenza a punti, la marcatura degli attrezzi da pesca l’istallazione di apparati di controllo elettronici tipo blue box AIS e il giornale di bordo, i cui costi di gestione ricadono solo sulle spalle dei pescatori.

Nuove penalizzazioni arrivano ora, sul versante della pesca al pescespada, dalla recente “Raccomandazione” dell’ICCAT che ha determinato le specie con il “totale ammissibile di cattura”, e dalle scelte del MIPAAF nell’applicarla, rendendo di fatto la pesca al grande pelagico “affare di pochi”, al pari di quanto accade con la pesca del tonno, affidata a pochi grandi pescerecci con metodi penalizzanti, clientelari e iniqui.

Ultimo caso, la regolamentazione e la richiesta di permesso di pesca per la specie del tunnide “alalunga” che pur non essendo in sofferenza, incredibilmente si cerca di pianificare, con il risultato di impedire a molti pescatori la cattura della risorsa e dunque la stessa attività di pesca.

Ad accanirsi sul settore, infine, è il nuovo regime sanzionatorio: ogni sanzione per essere efficace e dissuasiva, deve essere ragionevole, equa e proporzionale all’attività svolta. La legge 154 del 2016 non lo è; perciò rischia di essere iniqua controproducente e inefficace nella tutela di un bene collettivo come la pesca.

Un quadro devastante per la piccola pesca, che rischia di estinguere, se non si pone mano, un mestiere antico come il mondo.

Non possiamo consentirlo.

IL CDN, pertanto, dopo un lungo periodo di ascolto dei pescatori della piccola pesca, promuove lo stato di agitazione e un’articolata mobilitazione sul territorio per salvaguardare il comparto; valutando tra le altre iniziative, l’ipotesi estrema di consegnare le licenze agli organismi preposti, richiedendo contestualmente una alternativa di lavoro dignitosa.

Perciò chiediamo al MIPAAF di comporre un tavolo di confronto permanente, aperto anche alla rappresentanza della piccola pesca, per affrontare:

    •    Le criticità del settore; 

    •    La gestione delle quote; 

    •    Il sistema sanzionatorio. 


Roma, 14 marzo 2017

comunicato stampa in formato pdf

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