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Dichiarazione stampa ALPAA, 15 luglio 2016

LA CORTE UE BOCCIA L’ITALIA SULLE CONCESSIONI PER PESCA E TURISMO

Sul principio di non discriminazione e tutela della concorrenza la Corte di Giustizia dell’Ue boccia l’Italia per i canoni riguardanti la pesca, acquacoltura e turismo. I giudici di Lussemburgo precisano che il diritto dell’Unione cozza contro le concessioni per l’esercizio delle attività turistiche e quelle legate alla pesca e acquacoltura esercitate nelle aree demaniali marittimi e lacustri, quando queste sono prorogate in assenza di qualsiasi procedura di selezione.

E’ questa una sentenza attesa, che afferma un principio su cui è difficile non concordare, quando le proroghe fino al 31 dicembre 2020 sono state automatiche e generalizzate. Tuttavia va valutata con molta attenzione per le ricadute che può produrre. Lo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre da oggi dovrà sottostare alla procedura di selezione, per non creare disparità di trattamento tra gli operatori del settore e per consentire una concorrenza leale nell'affidamento di beni comuni.  Ora si tratta di verificare quando (vista la scarsità delle risorse naturali) e quali criteri utilizzare per il rilascio delle autorizzazioni. Auspichiamo che il Governo e il Parlamento intervengano con urgenza tenendo conto della posizione assunta dal Commissario Europeo per il Mercato Interno ed i Servizi, Michel Barnier, con la quale è stato chiarito che l’acquacoltura non rientra nell’ambito della direttiva Bolkestein. Si tenga conto inoltre degli interessi generali e diffusi per consentire a tutti i concessionari di poter ammortizzare i loro investimenti, di salvaguardare le migliaia di posti di lavoro e di evitare che gli operatori dell’acquacoltura (ma anche degli altri settori) possano ora essere considerati abusivi”.

Dichiarazione del Presidente ALPAA, Luigi Rotella

Roma, 15 luglio 2016

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