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QUOTE PESCA PESCE SPADA: TUTELARE IL SETTORE, LA PICCOLA PESCA E I DIRITTI DI CHI LAVORA.

C’è una forte preoccupazione intorno alle quote del pesce spada (Tac) che la Commissione Europea chiederà nella prossima riunione dell’ICCAT (la Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tunnidi Atlantici) in programma in Portogallo.

Proprio perché comprendiamo e sosteniamo il grido di allarme per i pericoli di questa complessa e delicata scelta, che ci ricorda la storia delle quote e della pessima gestione del tonno, ci rivolgiamo al Ministro Martina e al Sottosegretario interessato per avanzare, come ALPAAPesca, alcune proposte di merito con l’intento di tutelare gli interessi dei piccoli pescatori e di sovrastare una pigra difesa della categoria.

AlpaaPesca ritiene che lo strumento del totale ammissibile di catture del pescespada (Tac) nel Mediterraneo non sia né da demonizzare, né da esaltare. Dipende di come e quali sono i criteri e le modalità che vengono applicate. Certo è che, se si persegue la strada del tonno in cui i quantitativi pescabili denunciati e ottenuti sono nettamente inferiori alla capacità di cattura, alla consistenza degli stock e a una ripartizione squilibrata, è meglio lasciare le cose come stanno. Se invece, partendo dalla cattiva esperienza del tonno, i Tac del pescespada saranno commisurati alle esigenze non solo dello sviluppo sostenibile, ma anche della tutela dell’esercizio della pesca, allora dobbiamo affrontare il problema senza riserve mentali o pregiudizi.

Anzitutto bisogna evitare di ripetere il film già visto con il tonno, denunciando una capacità di cattura decisamente inferiore alle capacità reali, con la presunzione di prendere in giro la Comunità Europea, la ricerca e chi si batte a favore della tutela ambientale.

C’è bisogno di chiarezza e verità. Bisogna dire come stanno davvero le cose: quante sono e dove sono le barche che lo catturano; qual è lo stato della risorsa, che da quando è stata interdetta la pesca con le reti derivanti gode di buona salute; fissare i periodi di pesca con il criterio che tenga conto della tutela del lavoro (strutturando un adeguato sistema di tutela sociale e previdenziale), e della salvaguardia della biodiversità; tenere in giusta considerazione le catture accessorie in particolare se avvengono con strumenti legali; definire la taglia minima secondo il parere scientifico anche degli indipendenti e non solo del comitato scientifico dell’Iccat o del comitato scientifico della Comunità (Stecf); creare piccole zone di tutela biologica; regolamentare e razionalizzare la pesca ricreativa o sportiva; stabilire una flessibilità adeguata nell’applicazione per consentire opportuni aggiustamenti suggeriti dalla esperienza.

C’è bisogno dunque di una politica del Governo e del MIPAAF, che bisogna costruire dando ascolto alle parti sociali, evitando che siano ancora una volta solo le grandi lobby della pesca a deciderla com’è successo con la gestione del tonno, che, tra l’altro, ha escluso la piccola pesca.

Nel chiedere espressamente al Ministro una sede dove poter esporre le nostre proposte, vigileremo molto attentamente su come evolverà la situazione, mobilitando ove necessario gli operatori delle piccola pesca.

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